Opere dalla Collezione Rossini
nell’ambito del ciclo Gli amici di Alberto Rossini
A cura di Francesca Guerisoli
Rossini Art Site, Briosco
16 maggio – 19 luglio 2026
Giulio Turcato
Il colore come spazio
Inaugurazione: sabato 16 maggio 2026, ore 17:30
Il Rossini Art Site presenta una mostra dedicata a Giulio Turcato (1912–1995), nell’ambito del ciclo Gli amici di Alberto Rossini, progetto espositivo che indaga i nuclei fondativi della collezione attraverso gli artisti che hanno segnato il percorso culturale del collezionista. Il ciclo restituisce un sistema di affinità e incontri, offrendo una lettura della collezione come costruzione critica, oltre che affettiva.
Nel caso di Giulio Turcato, il legame con Alberto Rossini nasce da un profondo rapporto di stima e ammirazione, mediato dall’incontro con Pietro Consagra, figura chiave nel delineare l’orizzonte artistico del collezionista. La presenza di Turcato nella collezione si configura così come una scelta consapevole, radicata nella centralità dell’artista all’interno dell’astrattismo italiano del dopoguerra.
La mostra è concepita come un attraversamento della Collezione Rossini, in cui l’opera di Turcato emerge attraverso una sequenza di ambienti che ne restituiscono la complessità, tra pittura e scultura, tra superficie e spazio.
Nel parco, le monumentali Oceaniche (1992) costituiscono il primo punto di contatto. Il gruppo scultoreo, composto da cinque elementi in vetroresina e poliuretano rinforzato in acciaio, traduce nello spazio le ricerche cromatiche e materiche dell’artista attraverso forme verticali, dinamiche e colorate che attivano il paesaggio. Nate da un’intuizione sviluppata all’inizio degli anni Settanta – anche in seguito a un viaggio in Africa – le Oceaniche vengono presentate per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1972 come ciclo pittorico su tele sagomate, per poi evolversi in strutture ambientali sempre più complesse. Un passaggio decisivo è la grande antologica di Ca’ Pesaro del 1990, dove le opere sono installate direttamente sulle acque del Canal Grande, accentuandone la dimensione immersiva e il rapporto con lo spazio. In quell’occasione Raoul Gardini ne acquisisce un nucleo per farne l’emblema del Moro di Venezia all’America’s Cup di San Diego e successivamente entrano nella Collezione Rossini. Le Oceaniche esistono in due esemplari, uno dei quali è il gruppo monumentale di Viareggio, donato dall’artista alla città, e rappresentano uno degli esiti più compiuti della ricerca di Turcato, in cui pittura, scultura e ambiente convergono in un unico organismo spaziale.
Il secondo nucleo è rappresentato dal padiglione progettato da James Wines (Studio SITE, New York), che accoglie una selezione di dipinti della collezione. Qui, la mostra assume una dimensione immersiva: lo spazio è concepito come un ambiente denso di opere, in cui il visitatore si muove all’interno di una sequenza continua di superfici pittoriche, vivendo l’esperienza come una grande installazione. Le tele – da Giardini di Miciurin ad Arcipelago, fino a Fluorescente e alle opere degli anni Sessanta e Settanta – costruiscono un campo visivo e percettivo in cui colore, segno e materia diventano spazio.
Il terzo punto focale è costituito dalle Libertà, recentemente restaurate. Serie fondamentale nella ricerca di Turcato, queste strutture slanciate verso l’alto rappresentano uno dei momenti chiave nella trasposizione delle sue indagini pittoriche in forma plastica. Le Libertà incarnano una tensione verso l’apertura e il superamento dei limiti.
Figura centrale dell’arte italiana del dopoguerra e tra i fondatori del gruppo Forma 1, Turcato ha sviluppato un linguaggio autonomo e riconoscibile, che attraversa media diversi mantenendo al centro il rapporto tra colore, energia e percezione. La mostra costituisce così un omaggio a uno dei protagonisti dell’astrattismo italiano e al tempo stesso un ritratto della collezione, letta attraverso uno dei suoi artisti più significativi.